CANNARA

Un po' di Storia

Le due succinte presentazioni, pubblicate da Giuseppe Bianconi in Cannara del 1865 e da Giulio Baldaccini in Condizioni Agricole ed Economiche del territorio di Cannara del 1882, contengono due fondamentali considerazioni: la prima relativa alla favorevole condizione oro-idrografica di Cannara, determinante per le origini stesse del borgo, la seconda inerente la sua centralità nella valle umbra, che ben si esplica nella dipendenza, seppure sotto tre diversi profili, da Foligno, Spello ed Assisi.

 

Queste due ragioni hanno determinato e, potremmo dire, condizionato le sorti del borgo sin dalle sue origini. Secondo una tradizione locale Cannara sarebbe stata fondata dal conte di parte guelfa Valerio Ranieri, che nel 1162, in occasione della terza discesa del Barbarossa in Italia, avrebbe lasciato Perugia per rifugiarsi insieme ad altri nobili in questi luoghi paludosi. La base "leggendaria" del racconto, determinata forse dalla necessità di nobilitarne le origini, si inserisce tuttavia in un circostanziato contesto, poiché è nel corso del XII secolo che Cannara inizia ad avere un organico sviluppo urbanistico-economico ed una rilevanza nelle vicende storiche della media valle umbra.

La sua genesi va invece sicuramente ricondotta alla bonifica delle paludi avviata da Teodorico nel 545 e portata avanti dai monaci, che, stanziatisi tra il fiume Timia (Topino) e il torrente Rapace, capaci di garantire una difesa naturale, avviarono sistematicamente l'opera di risanamento, coadiuvati nell'impresa dalle popolazioni circostanti.

 

Nel 1085 una Ecclesia Sancte Marie in Rivo dipende dall'importante abazia di Sant'Angelo di Limigiano nei pressi di Bevagna. Si tratta, come ha puntualizzato lo storico Mario Sensi (1967, p.82 e 85), di Sancte Marie in Cannaio, la chiesa cui Lucio III nel 1184 concede dei privilegi. Lo stesso pontefice, con un breve del 1187 (Bizzozero 1976, p.22), pone sotto la protezione della Sede Apostolica Santa Maria di Cannaia, San Sebastiano entro lo stesso castello e le terre di sua pertinenza. Alla fine del XII secolo quindi Cannara ha già una entità urbana ben definita, sebbene soltanto nel 1211 è attestata la dizione in territorioCannarie a comprovare "la raggiunta configurazione spaziale dell'insediamento" (Bettoni-Turrioni 1990, s.p.). La sua estensione territoriale risulta tuttavia assai limitata, poiché nel 1160 Federico Barbarossa pone il confine con Assisi ad rivum de Cruce (Cristofani ed.1902, p.46) cioè in prossimità del monastero benedettino di Santa Croce del Timia, a ridosso dell'odierna Cannara.

 

Quando vi si stanziano nel 1170 i fuoriusciti perugini guidati da Valerio Ranieri trovano di fatto un borgo in progressivo sviluppo, naturalmente difeso da due corsi d'acqua e circondato da terre fertili, faticosamente strappate alle paludi. La sua posizione strategica tra Bettona, Assisi e Bevagna, spinge nel 1219 il ghibellino Napoleone di Ranaldo Trinci, signore di Foligno e Nocera, a impossessarsene, facendone un munito avamposto per altre conquiste territoriali. Nel corso del XIII secolo il tessuto cittadino, cinto da mura e torri merlate, acquista una precisa fisionomia, dominato dai campanili delle chiese di Santa Maria, di San Sebastiano e di San Biagio, documentata dal 1244. Ad esse si aggiungono le chiese di San Giovanni Battista e di San Francesco, il monastero delle clarisse presso San Sebastiano, il piccolo oratorio del Terz' Ordine. Nel secolo successivo le Rationes decimarum (1333-1334) attestano anche l'esistenza delle chiese di San Matteo, di San Pietro, di Santa Repleta distribuite nei terzieri che presero il nome dalle tre porte che immettevano nel borgo: Santa Maria, San Matteo e San Giovanni.

 

Per ragioni di confine dal 1276 Cannara è gravata dalla pressione sempre più forte della vicina e potente Assisi. Ciò consente alla guelfa Perugia, desiderosa di arginare l'espansionismo assisiate aprendosi un varco nella valle, di intervenire a sostegno della piccola comunità, costringendo nel 1291 gli assisani a rompere l'assedio cui la sottopongono. Tale vicenda decreta l'ingresso di Cannara nella sfera di influenza perugina, sancita dall'annuale dono di un palio di seta in occasione della festa di Sant'Ercolano e dalla facoltà di avvalersi di uno stemma con il grifo rampante, emblema di Perugia, che stringe tra le branche una canna. Ciò non impedisce al piccolo comune di mantenere autonome magistrature documentate dal 1297.

 

Nel 1326 il ghibellino Muzio di ser Francesco, impadronitosi nel 1319 del governo di Assisi, riuscendo a fuggire dalla città, nonostante il feroce assedio dei perugini, assale Cannara, dove questi ultimi avevano posto un forte presidio, sottoponendola a ruberie e stragi. Nel 1369 la stessa ferma fedeltà a Perugia spinge Cannara a non prestare atto di sottomissione ai legati pontifici, incaricati dal cardinale Egidio di Albornoz di riorganizzare le terre della Chiesa. L'atto le costerà gravi ritorsioni e l'imposizione di un governatore nella persona del mercenario Giorgello Borgognone, che i perugini cacceranno con le armi nel 1376. L'anno seguente anche il piccolo comune di Collemancio fa spontaneamente atto di sottomissione alla potente città guelfa.